
Nel progetto Under the Same Sky di Giulia Tubelli, presentato al Museo Egizio del Cairo in occasione dell’esibizione Formed by Dialogue, cosmologie antiche tornano in superficie attraverso il linguaggio di i-Mesh.
Gli arazzi di Tubelli si muovo tra arte, archeologia e architettura, rendendo l’intreccio un luogo di significato, un ponte sospeso tra culture, tra materiale e mito. Una collaborazione formata da immaginazioni condivise e dall’abilità dei materiali di trasportare storie attraverso confini e tempo.
La sua visione trans-culturale, informata da anni di lavoro fra Milano, Berlino e il Cairo, trova in i-Mesh un materiale capace di esprimere identità duplici: il portato umanisitico del design italiano combinato alla vivida manualità artigianale egiziana. Una collaborazione che diventa più di un’esibizione: è un gesto di incontro, un invito a riconoscere come la creatività possa unire due mondi sotto lo stesso cielo.
Pesj-shes significa tendere la corda, la pratica di tirare una fune per determinare le dimensioni di costruzione degli edifici e allineare le strutture ad elementi astronomici o geografici, fissare la planimetria e la posizione degli angoli. Era un momento fortemente ritualizzato, in cui erano gli stessi faraoni, e altri alti ufficiali, a tendere la corda, quando venivano costruiti nuovi edifici sacri.
A soprassederlo era Seshat- la Dea della Misurazione, della Scrittura e dell’Architettura; la dea della conoscenza e della fondazione dei templi. Era lei a disegnare il perimetro degli edifici sacri, assieme al faraone. Il suo culto probabilmente precede la Prima Dinastia d’Egitto e l’invenzione della scrittura, e continuò fin nel regno tolemaico, 3000 anni più tardi.
Dal rituale della corda hanno origine le proporzioni sacre dell’architettura egiziana, e la fune e gli strumenti triangolari usati per le misurazioni hanno influenzato lo sviluppo della geometria e della matematica.
In modo simile, la tecnica usata per produrre questi arazzi tende i fili prima di unirli fra loro, facendo eco all’idea di una costruzione misurata e prestabilita.
L’iconografia precisa di Seshat e delle altre divinità nei bassorilievi egiziani, che amalgamavano il linguaggio architettonico con la decorazione e la rappresentazione religiosa, esprimendo la sacralità degli spazi, viene tradotta in un nuovo linguaggio tessile.
Figure divine, con proporzioni umane ma in scala monumentale, occupavano la superficie verticale degli edifici, impartendo un ritmo e una narrazione alla facciata stessa.
Questo lavoro, come un’esplorazione del tema, ristabilisce una connessione fra architettura e decoro in una chiave contemporanea: invece della pietra intagliata, viene usato un materiale da esterni contemporaneo, preservando le antiche proporzioni – piedi, gambe, torso, testa, o fondamenta, sviluppo verticale e coronamento. Una ricostruzione di quel legame simbolico e ornamentale con l’architettura, reinterpretato nel presente.
i-Mesh trasforma l’archeologia in un linguaggio architettonico contemporaneo. La luce filtra attraverso filamenti color champagne, argento e bronzo, rivelando un ritmo che è sia monumentale che leggero, una facciata tradotta nella fibra. Un arazzo che diventa architettura, dove il gesto artigianale e un materiale ad alta performance si uniscono in un’unica superificie; attraverso il filamento di i-Mesh le proporzioni sacre dell’architettura dell’antichità egizia trovano un nuovo linguaggio- sospeso fra memoria e innoviazione, fra silenzio scultuale e luce tattile.








